SOLUZIONI PER LA DISFAGIA
per il settore sanitario e socio sanitario

La disfagia è un disturbo complesso che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita di chi ne soffre e di chi se ne prende cura. Per questo nasce DYSPHAPEDIA: uno strumento pensato per raccogliere e spiegare in modo chiaro e accessibile i termini più importanti legati alla deglutizione, alla nutrizione e alla gestione della disfagia.

L’obiettivo è offrire un supporto semplice ma autorevole a pazienti, familiari, caregiver e professionisti, aiutando a orientarsi tra definizioni, concetti clinici e aspetti pratici. Conoscere il significato delle parole è il primo passo per comprendere meglio il problema e affrontarlo con maggiore consapevolezza.

A
ASPIRAZIONE

L’aspirazione è il passaggio involontario di cibo, liquidi, saliva o contenuto gastrico nelle vie respiratorie, al di sotto delle corde vocali, anziché nell’esofago. Può verificarsi durante o dopo la deglutizione ed è una delle principali complicanze associate alla disfagia. L’aspirazione può provocare tosse, soffocamento, infezioni respiratorie o polmonite ab ingestis; in alcuni casi può essere “silente”, cioè avvenire senza segni evidenti come la tosse.

Clinicamente può manifestarsi con tosse durante o dopo il pasto, alterazioni della voce (voce “gorgogliante”), difficoltà respiratoria, oppure, in caso di aspirazione silente, può avvenire senza segni evidenti come la tosse, pur in presenza di materiale penetrato nelle vie aeree.

La gestione richiede un approccio multidisciplinare che comprende la valutazione medica e logopedica, l’eventuale adattamento delle consistenze di alimenti e liquidi secondo il sistema IDDSI, il corretto posizionamento del paziente al pasto o eventuali manovre compensative finalizzate a garantire una deglutizione più sicura.

Per alimentazione adattata si intende un regime nutrizionale in cui consistenza, volume dei bocconi e modalità di assunzione dei pasti sono modificati per ridurre il rischio di aspirazione e soffocamento, garantendo al contempo fabbisogni calorico-proteici adeguati. Rientrano in questo ambito le diete a consistenza modificata (tritati morbidi, omogenei, puree) e l’uso di liquidi addensati, standardizzati tramite framework come IDDSI.

L’obiettivo è garantire una dieta che riduca al minimo le restrizioni alimentari, mantenendo la totale sicurezza della deglutizione durante ogni pasto. L’intervento di adattamento degli alimenti punta a preservare il “piacere di mangiare”, salvaguardando la qualità della vita e l’autonomia del paziente.»

B

Il bolo alimentare è la massa di cibo o liquidi preparato nella cavità orale e pronti per essere deglutiti dopo la fase di preparazione orale. Nella disfagia è fondamentale che il bolo sia omogeneo, coeso e facilmente gestibile all’interno della bocca, per ridurre la presenza di residui orali e rischio di penetrazione/aspirazione nelle vie aeree.

Le strategie riabilitative possono prevedere modifiche della consistenza del bolo, training sulla dimensione dei bocconi e manovre di compenso specifiche per ottimizzare la propulsione linguale e la chiusura laringea.

Le bevande addensate sono liquidi modificati, la cui viscosità è aumentata tramite l’uso di addensanti (idrocolloidi come gomma di xantano o amido modificato). Questa modifica reologica rallenta la velocità di transito del liquido nel cavo orale e nella faringe e ne facilita il controllo, favorendo in molti casi l’atto deglutitorio. Inoltre, l’uso di livelli di addensamento standardizzati (es. IDDSI 0–4) consente al team di cura di prescrivere e monitorare con maggiore sicurezza il profilo dei liquidi.

Se correttamente prescritti, i liquidi addensati riducono il rischio di aspirazione, ma possono diminuire l’accettabilità del paziente: è quindi essenziale un monitoraggio dell’idratazione e un counseling adeguato.

C

La consistenza (o texture) degli alimenti comprende l’insieme delle proprietà reologiche e meccaniche, quali consistenza, coesione, omogeneità ed viscosità, che influenzano il comportamento del bolo alimentare durante le fasi di masticazione e deglutizione. Nei pazienti con disfagia, la modifica della consistenza rappresenta uno degli interventi fondamentali per ridurre il rischio di aspirazione e soffocamento; a tal fine, vengono utilizzati sistemi di classificazione standardizzati, come l’International Dysphagia Diet Standardisation Initiative (IDDSI), che definiscono livelli specifici per alimenti e liquidi.

L’impiego di una terminologia condivisa per descrivere consistenze e gradi di addensamento contribuisce a ridurre gli errori assistenziali nei contesti ospedalieri e residenziali, favorendo una comunicazione efficace tra professionisti sanitari, personale di cucina e caregiver.

Le complicanze della disfagia comprendono eventi clinici che derivano dall’alterazione della sicurezza e dell’efficacia della deglutizione. Tra le principali si annoverano aspirazione, polmonite ab ingestis, soffocamento, malnutrizione, disidratazione, perdita di peso, sarcopenia e peggioramento dello stato funzionale generale.

Le conseguenze della disfagia possono inoltre determinare isolamento sociale, riduzione della partecipazione ai pasti, aumento della durata delle degenze, aumento del rischio di istituzionalizzazione e compromissione della qualità della vita. L’identificazione precoce dei fattori di rischio tramite strumenti validati di screening e la gestione multidisciplinare (che comprenda la definizione di piani nutrizionali personalizzati) sono fondamentali per prevenire eventi avversi e ridurre le complicanze associate.

D

La disfagia è un disturbo della deglutizione caratterizzato da difficoltà o impossibilità di trasferire in modo sicuro ed efficace cibo, liquidi o saliva dalla bocca allo stomaco. Le cause includono patologie neurologiche, strutturali, miopatie, invecchiamento e trattamenti oncologici.

La diagnosi richiede valutazione clinica e, spesso, esami strumentali dedicati. La sua gestione richiede una valutazione multidisciplinare e l’identificazione delle strategie compensative e riabilitative più appropriate per il singolo paziente.

E

L’EAT-10 (EAT-10) è un breve questionario di screening utilizzato per individuare rapidamente e in modo semplice, possibili difficoltà nella deglutizione che possono essere associate a disfagia.

È composto da 10 domande che valutano difficoltà correlate all’assunzione di alimenti solidi e liquidi, alla sicurezza della deglutizione e all’impatto del disturbo durante il pasto. La compilazione può essere effettuata autonomamente dal paziente oppure con il supporto del caregiver o di un operatore socio-sanitario (OSS).  

L’esame clinico della deglutizione rappresenta la valutazione bedside effettuata dal logopedista e/o dal medico esperto in disfagia, mediante osservazione diretta delle strutture oro-facciali e delle prove di assunzione di alimenti e liquidi a differenti consistenze.

L’esame consente di raccogliere informazioni preliminari sullo stato cognitivo del paziente, sulle abilità di controllo posturale, sulla funzionalità motoria e sensoriale coinvolta nella deglutizione per identificare segni clinici suggestivi di aspirazione (sospetto disfagia) e orientare la necessità di approfondimenti strumentali. Pur essendo essenziale nel percorso diagnostico, non permette di visualizzare direttamente il transito del bolo nelle vie aero-digestive.

Gli esami strumentali consentono l’osservazione diretta della fisiologia della deglutizione e rappresentano il riferimento per la valutazione approfondita della disfagia.
La videofluoroscopia della deglutizione (VFSS) permette l’analisi dinamica delle fasi orale, faringea ed esofagea attraverso l’utilizzo di mezzo di contrasto radiopaco. La valutazione endoscopica della deglutizione FEES (Fiberoptic Endoscopic Evaluation of Swallowing), invece, impiega un endoscopio flessibile transnasale consentendo l’osservazione delle strutture faringo-laringee e dell’eventuale presenza di penetrazione o aspirazione.

Entrambi gli esami forniscono informazioni essenziali per la diagnosi e la pianificazione terapeutica.

F

La deglutizione è un processo neuromotorio complesso tradizionalmente suddiviso in 4 fasi principali, quali: fase di preparazione orale, fase orale, fase faringea e fase esofagea. Ciascuna fase coinvolge specifici meccanismi motori e sensoriali finalizzati alla progressione efficace del bolo alimentare e alla protezione delle vie aeree.

Durante la fase preparatoria orale il cibo viene manipolato attraverso processi di masticazione e salivazione e preparato alla deglutizione; nella fase orale il bolo viene trasferito posteriormente verso il faringe. La fase faringea comprende la protezione delle vie aeree e il passaggio del bolo attraverso il faringe per raggiungere l’ingresso superiore dell’esofago, mentre la fase esofagea consente il trasporto del contenuto alimentare verso lo stomaco mediante preistalsi della muscolatura esofagea. Nella disfagia orofaringea possono essere compromessi uno o più di questi meccanismi.

G

Il gusto è una funzione sensoriale responsabile della percezione dei sapori fondamentali (dolce, salato, acido, amaro e umami). Nella disfagia, gli stimoli gustativi possono influenzare la risposta deglutitoria attraverso meccanismi di facilitazione sensoriale. In particolare, sapori intensi possono contribuire ad aumentare la consapevolezza del bolo e favorire l’attivazione della deglutizione in specifiche condizioni cliniche.

Il mantenimento del gusto e della palatabilità è cruciale per favorire l’aderenza alle diete a consistenza modificata e prevenire riduzione spontanea dell’introito. Lavorare su varietà, presentazione e arricchimento dei piatti aiuta a ridurre il senso di “dieta punitiva” spesso riferito dai pazienti.
La collaborazione tra dietista, logopedista e cucina consente di coniugare sicurezza reologica e appetibilità.

Il globus pharyngeus è la persistente sensazione soggettiva di corpo estraneo, nodo o costrizione localizzata a livello faringeo (“nodo in gola”), in assenza di un’effettiva ostruzione al passaggio del bolo alimentare.

Sebbene possa coesistere con disturbi della deglutizione, il globus non rappresenta necessariamente una disfagia. La sua eziologia può essere multifattoriale e comprendere fattori funzionali, infiammatori, gastroesofagei (es. reflusso) o psicologici (es. ansia) per cui è necessaria una valutazione differenziale.

H

L’idratazione rappresenta il mantenimento di un adeguato equilibrio idrico dell’organismo ed è essenziale per il corretto funzionamento dei processi metabolici e fisiologici.

Nei pazienti con disfagia il rischio di disidratazione è aumentato a causa del ridotto introito di liquidi, avversione ai liquidi addensati o restrizioni non bilanciate. La valutazione nutrizionale deve includere il bilancio idrico, il monitoraggio di segni clinici e la revisione periodica del profilo dei liquidi.

Strategie come aromatizzazione dei liquidi addensati, uso di cibi ad alto contenuto d’acqua e orari strutturati di somministrazione possono migliorare l’aderenza.

I

L’International Dysphagia Diet Standardisation Initiative (IDDSI) è un sistema internazionale standardizzato sviluppato per classificare consistenze alimentari (3–7) e livelli di addensamento dei liquidi (0–4), con relativi test di verifica (es. IDDSI Flow Test).

Il framework IDDSI definisce livelli progressivi basati sulle caratteristiche fisiche degli alimenti e sul loro comportamento durante la deglutizione, riducendo ambiguità terminologiche, favorendo un linguaggio uniforme e una maggiore sicurezza assistenziale nei diversi contesti sanitari e domiciliari.

La gestione della disfagia richiede un approccio interdisciplinare che coinvolga differenti figure professionali con competenze complementari.

Il percorso assistenziale può comprendere la collaborazione tra logopedista, medico, dietista, infermiere, fisioterapista, operatore sociosanitario e caregiver. L’integrazione delle diverse competenze consente una presa in carico globale del paziente e favorisce la continuità assistenziale nei diversi contesti di cura.

J

Il controllo posturale comprende la capacità di mantenere un allineamento corporeo stabile e funzionale durante l’assunzione di cibo e liquidi.

Un adeguato controllo del tronco, del capo e del collo favorisce la sicurezza e l’efficacia della deglutizione; in particolare, una postura eretta a 90°, con supporto adeguato per piedi e tronco, riduce il rischio di penetrazione/aspirazione e facilita il transito del bolo. Al contrario, alterazioni posturali possono compromettere la gestione del bolo e aumentare il rischio di aspirazione.

In alcuni casi possono essere prescritte posture specifiche (es. capo flesso anteriormente, rotazione del capo, ecc) da applicare solo dopo valutazione specialistica.

K

La disfagia è spesso associata a ridotto introito calorico, aumento del dispendio energetico (per patologia di base) e rischio di malnutrizione energetico-proteica. L’intervento dietetico mira a garantire un adeguato apporto calorico tramite alimenti ad alta densità energetica, arricchimenti e, se necessario, supplementi orali.

Il monitoraggio regolare di peso, BMI e composizione corporea consente di intercettare precocemente cali ponderali significativi.

L

Il logopedista è il professionista sanitario di riferimento per la prevenzione, valutazione e trattamento dei disturbi della comunicazione, del linguaggio, della voce e della deglutizione.

Nell’ambito della disfagia, il logopedista lavora in stretta collaborazione con il team medico e nutrizionale per modulare consistenze, posture e modalità di assistenza ai pasti. Le sue competenze includono la valutazione clinica, l’indicazione a esami strumentali, la definizione del piano terapeutico di trattamento riabilitativo, l’individuazione di strategie compensative finalizzate al miglioramento della sicurezza e dell’efficacia della deglutizione, oltre all’addestramento specifico del paziente e dei caregiver.

M

La disfagia rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di malnutrizione, poiché può determinare una riduzione dell’assunzione alimentare e un progressivo deterioramento dello stato nutrizionale. La malnutrizione correlata a disfagia deriva, infatti, da ridotto intake, scarsa varietà di alimenti e difficoltà nell’aderire alle diete modificate. È associata ad aumento di complicanze infettive, ritardo nella guarigione, maggiore mortalità e peggioramento della funzionalità.

La valutazione nutrizionale deve essere sistematica e l’intervento precoce (fortificazione dei pasti, supplementi, eventuale nutrizione enterale).

La masticazione è il processo meccanico mediante il quale gli alimenti vengono frammentati, mescolati alla saliva e preparati per la formazione del bolo alimentare.

Alterazioni della forza muscolare, della dentizione, della mobilità mandibolare o della coordinazione oro-motoria possono compromettere la masticazione e influenzare negativamente la sicurezza e l’efficacia della deglutizione. Una masticazione inefficace può generare boli disomogenei, residui orali ed un aumento del rischio di aspirazione. L’adattamento delle consistenze (es. “easy to chew”, tritati, puree) e l’addestramento su ritmo e dimensione dei bocconi supportano la sicurezza durante l’assunzione del pasto.

N

La nutrizione orale rappresenta la modalità fisiologica di alimentazione attraverso l’assunzione di cibo e liquidi per bocca. La strategia nutrizionale nel paziente disfagico viene definita in base a sicurezza, efficacia e prognosi.

Quando l’alimentazione orale è insufficiente o non sicura, può essere indicata la nutrizione enterale temporanea o permanente, che prevede la somministrazione di nutrienti direttamente nel tratto gastrointestinale mediante appositi dispositivi (sondino naso-gastrico, PEG). La nutrizione parenterale consiste invece nell’infusione di nutrienti per via endovenosa. In alcune situazioni cliniche è possibile adottare una nutrizione mista, che combina differenti modalità di supporto nutrizionale.

L’obiettivo è sempre garantire il miglior equilibrio possibile tra sicurezza di deglutizione, apporto nutrizionale e qualità di vita.

Il sondino naso-gastrico è un dispositivo flessibile inserito attraverso una narice fino allo stomaco, utilizzato per la somministrazione di nutrienti, liquidi e farmaci.

Nei pazienti con disfagia viene impiegato prevalentemente come soluzione temporanea (a breve-medio termine) quando l’alimentazione orale non è sicura o non consente di soddisfare i fabbisogni nutrizionali e idrici. La decisione di posizionarlo deve considerare stato clinico, reversibilità della disfagia, preferenze del paziente e aspetti etici.

O

L’odinofagia è definita come dolore evocato dalla deglutizione di saliva, liquidi o alimenti.
Può essere associata a processi infiammatori, infettivi, traumatici o neoplastici che coinvolgono il cavo orale, il faringe o l’esofago. Può coesistere con disfagia e contribuire alla riduzione dell’introito alimentare; richiede quindi diagnosi eziologica e trattamento mirato.

L’ospedale e la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) rappresentano contesti assistenziali nei quali la disfagia è frequentemente riscontrata, soprattutto nella popolazione anziana e nei pazienti con patologie neurologiche, e richiede percorsi dedicati: screening, protocolli condivisi di dieta, formazione del personale e audit periodici. La standardizzazione delle consistenze, la corretta prescrizione di IDDSI level e la supervisione ai pasti sono elementi chiave per la sicurezza.

P

La polmonite ab ingestis è un’infezione polmonare conseguente all’inalazione di materiale alimentare, liquidi, secrezioni orali o contenuto gastrico nelle vie respiratorie inferiori e, nei pazienti disfagici, rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità, soprattutto in età avanzata.

La disfagia costituisce uno dei principali fattori di rischio per questa complicanza, soprattutto in presenza di aspirazione silente, ridotta efficacia della tosse e scarsa igiene orale.

La prevenzione si basa su gestione appropriata delle consistenze, posture, igiene orale e monitoraggio dei segni di aspirazione.

Il corretto posizionamento del paziente durante il pasto rappresenta una misura fondamentale per ottimizzare la sicurezza della deglutizione.

In generale, si raccomanda una postura seduta stabile, con tronco eretto, adeguato supporto degli arti e corretto allineamento del capo e del collo. Le indicazioni specifiche devono essere personalizzate in base alle caratteristiche cliniche del paziente; l’uso di cuscini, poggiapiedi e ausili posturali è spesso necessario in pazienti fragili o con deficit motori.

Q

La disfagia impatta in modo significativo su autonomia, socialità e benessere psicologico, oltre che sugli aspetti clinici. Le difficoltà durante i pasti, la paura del soffocamento, la dipendenza dall’assistenza e le restrizioni dietetiche possono compromettere il benessere psicologico (generando ansia e depressione) e la partecipazione alle attività sociali.

La valutazione dell’impatto sulla qualità della vita costituisce un importante elemento della presa in carico clinica. È necessario un approccio centrato sulla persona che integri obiettivi di sicurezza e nutrizione con il rispetto delle preferenze alimentari e dei rituali sociali legati al cibo.

R

La riabilitazione logopedica della deglutizione comprende l’insieme degli interventi terapeutici volti a migliorare la funzionalità deglutitoria e ridurre il rischio di complicanze correlate alla disfagia.

Gli interventi possono includere esercizi di rinforzo muscolare (es. esercizi di rinforzo linguale o dei muscoli sovraioidei), tecniche di facilitazione sensoriale, manovre deglutitorie, modifiche posturali e adattamenti dietetici. Il trattamento viene personalizzato sulla base delle caratteristiche cliniche del paziente e dei risultati della valutazione strumentale.

L’assunzione lenta e controllata degli alimenti rappresenta una strategia comportamentale frequentemente raccomandata nei soggetti con disfagia. È una raccomandazione standard in tutti i protocolli di “safe swallowing” per pazienti e caregiver.

Mangiare lentamente, con bocconi piccoli, pause tra un boccone e l’altro e attenzione al ritmo, consente una migliore gestione del bolo, favorisce la coordinazione delle fasi deglutitorie e riduce il rischio di accumulo di residui o episodi di aspirazione.

S

La sicurezza della deglutizione si riferisce alla capacità di trasferire alimenti, liquidi e saliva lungo il tratto aero-digestivo senza che il materiale penetri nelle vie respiratorie.

La compromissione della sicurezza deglutitoria può determinare episodi di penetrazione laringea o aspirazione tracheale, con conseguente aumento del rischio di infezioni respiratorie e polmonite ab ingestis. La valutazione della sicurezza rappresenta uno degli obiettivi principali dell’inquadramento clinico della disfagia.

I sintomi della disfagia possono manifestarsi durante o dopo l’assunzione di alimenti e liquidi e variano in relazione alla sede e alla gravità del disturbo.

Tra i segni e sintomi più frequenti vi sono tosse durante il pasto, voce gorgogliante, sensazione di ristagno del cibo in gola, necessità di deglutizioni multiple, difficoltà nella masticazione, perdita di saliva, calo ponderale e infezioni respiratorie ricorrenti con febbricola. In alcuni casi può essere presente aspirazione silente, priva di manifestazioni cliniche evidenti.

In presenza di questi segnali è indicata una valutazione specialistica per confermare la diagnosi e impostare la gestione delle difficoltà evidenziate.

T

Con “texture modificata” si indicano alimenti e bevande adattati in consistenza, coesione e viscosità per renderne più sicuro il consumo in caso di disfagia. I livelli sono descritti e testati tramite IDDSI (es. puree, “easy to chew”, liquidi lievemente/moderatamente/moltissimo addensati).[7][9][10][2]

La modifica delle caratteristiche fisiche degli alimenti rappresenta una delle principali strategie compensative nella gestione della disfagia e deve essere definita sulla base della valutazione clinica e strumentale della deglutizione. L’obiettivo è ridurre il rischio di aspirazione mantenendo la dieta il meno restrittiva possibile.

Il trattamento della disfagia comprende interventi riabilitativi (esercizi, manovre), strategie compensatorie (posture, modifiche del bolo) e ambientali, gestione nutrizionale e, dove appropriato, trattamenti medici o chirurgici della causa di base.

Il piano terapeutico è dinamico, dipendente dall’eziologia del disturbo, dalle caratteristiche fisiopatologiche rilevate, dagli obiettivi assistenziali definiti per il singolo paziente e necessita di rivalutazioni periodiche in base all’evoluzione clinica.

U

Cibi troppo caldi, acidi, duri o taglienti possono provocare lesioni delle mucose oro-faringee, peggiorando la disfagia o causando odynofagia. Nei pazienti disfagici si raccomanda di evitare temperature estreme e consistenze potenzialmente traumatiche.

La protezione delle mucose è parte della cura globale, soprattutto in presenza di terapie oncologiche o fragilità orale del paziente.

V

La valutazione della disfagia consiste in un processo diagnostico finalizzato a identificare la presenza, la gravità e le caratteristiche del disturbo deglutitorio. Essa comprende la raccolta anamnestica, l’osservazione clinica, eventuali esami strumentali e analisi nutrizionale.

L’obiettivo della valutazione è definire il profilo di sicurezza ed efficacia della deglutizione, individuare i fattori di rischio per aspirazione e pianificare un intervento terapeutico personalizzato con obiettivi specifici per il singolo paziente.

W

L’acqua rappresenta il liquido a minore viscosità e può risultare particolarmente difficile da controllare durante la deglutizione nei soggetti disfagici.

In alcuni pazienti con disfagia può essere necessario modificare la viscosità dei liquidi per aumentare il controllo del bolo e ridurre il rischio di aspirazione. Le indicazioni devono essere individualizzate sulla base della valutazione specialistica e seguire protocolli specifici (es. strategie di free water, dove applicati) che richiedono selezione accurata dei pazienti e rigorosa igiene orale.

L’igiene orale comprende l’insieme delle pratiche finalizzate alla rimozione della placca batterica e dei residui presenti nel cavo orale.

Nei pazienti con disfagia una corretta igiene orale assume particolare rilevanza poiché contribuisce a ridurre la carica batterica orale e il rischio di polmonite ab ingestis associata all’aspirazione di secrezioni contaminate. Essa comprende spazzolamento, pulizia di protesi e ispezione del cavo orale, soprattutto dopo i pasti.

X

La xerostomia è la sensazione soggettiva di secchezza orale (“bocca secca”), spesso correlata a ridotta produzione salivare per assunzione di farmaci, radioterapia, patologie sistemiche o età avanzata. In presenza di disfagia, la saliva insufficiente può compromettere la formazione e il trasporto del bolo, aumentando attrito e residui orali.

Interventi possibili includono adeguata idratazione, sostituti salivari, modifiche dietetiche e revisione della terapia farmacologica quando possibile.

Y

Gli alimenti morbidi, omogenei e scivolosi – come yogurt, mousse, creme – sono frequentemente utilizzati nell’alimentazione delle persone con disfagia in quanto richiedono una ridotta attività masticatoria e possono risultare più facilmente controllabili durante la deglutizione. Possono essere facilmente arricchiti con proteine e calorie per supportare il fabbisogno nutrizionale.

La loro inclusione nei menù texture-modificati aiuta a migliorare accettabilità, varietà e apporto energetico. La loro idoneità deve tuttavia essere valutata individualmente, considerando le caratteristiche della consistenza e il profilo deglutitorio del paziente.

Z

Consumare i pasti senza fretta, con tempi adeguati e pause quando necessario, è un principio cardine delle raccomandazioni per la deglutizione sicura. I pasti affrettati aumentano il rischio di bocconi troppo grandi, scarsa masticazione e aspirazione.

Concedere un tempo adeguato per la preparazione, la masticazione e la deglutizione di ciascun boccone riduce il rischio di sovraccarico orale e migliora il controllo del bolo alimentare.

La riduzione degli stimoli ambientali distraenti (TV, radio alta, conversazioni intense) favorisce il mantenimento dell’attenzione sul pasto e consente al paziente di concentrarsi sull’atto deglutitorio.

Nei setting assistenziali, l’organizzazione della sala da pranzo e la supervisione mirata ai pazienti più fragili sono elementi fondamentali di sicurezza. Infatti, un ambiente tranquillo e privo di interferenze visive o sonore può migliorare la concentrazione, facilitare l’applicazione delle strategie compensative prescritte e contribuire alla sicurezza della deglutizione, in particolare nei soggetti con deficit cognitivi o neurologici.

Dysphapedia è una idea di Io Sano | Soluzioni per la disfagia
definizioni a cura di Martina Daniele (logopedista Istituto Don Orione, Genova)

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