SOLUZIONI PER LA DISFAGIA
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Disgeusia, anosmia, iposmia: scopriamo il significato di questi tre disturbi

Disgeusia, anosmia, iposmia

Per distinguere la maggior parte dei sapori, il cervello ha bisogno di informazioni provenienti sia dall’olfatto sia dal gusto. Queste sensazioni vengono comunicate a diverse aree del cervello dai recettori nel naso e nella bocca.

Le papille gustative sulla lingua identificano il gusto, mentre i recettori olfattivi nel naso riconoscono l’odore. Entrambe le sensazioni vengono comunicate al cervello, che integra le informazioni olfattive e gustative in modo che i sapori possano essere riconosciuti, apprezzati e ricordati.

Alcuni gusti, come salato, amaro, dolce e acido, possono essere riconosciuti senza il senso dell’olfatto. Tuttavia, i sapori più complessi (es. il lampone) richiedono sia gusto che olfatto per essere riconosciuti.

Olfatto e gusto sono quindi sensi strettamente correlati.

La disgeusia è un disturbo caratterizzato dalla distorsione o dall’indebolimento del senso del gusto.

L’anosmia è la perdita completa dell’olfatto.

L’iposmia è la perdita parziale dell’olfatto.

La maggior parte delle persone con anosmia può gustare le sostanze salate, dolci, acide e amare, ma non riesce a differenziare i sapori specifici. La capacità di distinguere i sapori, in realtà dipende dall’olfatto, non dai recettori gustativi sulla lingua; pertanto, chi è affetto da anosmia spesso lamenta di aver perso il senso del gusto e di non godersi i cibi.

Perdita del gusto (disgeusia) e dell’olfatto (anosmia) raramente sono letali. Eppure, questi disturbi possono essere frustanti poiché influiscono sulla possibilità di godersi cibi e bevande e apprezzare aromi piacevoli rendendo non apprezzabile il cibo.

POSSIBILI CAUSE DI DISGESIA, ANSOMIA, IPOSMIA

L’alterata o ridotta capacità di percepire e distinguere i sapori e odori può avere diverse cause. Tali disturbi possono essere di natura primaria (patologie ORL) o secondarie ad altre patologie. Tra le cause più frequenti dei disturbi del gusto e dell’olfatto vi sono l’età e le malattie neurologiche come il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer, l’ictus e la sclerosi multipla.

Dopo i 50 anni, la capacità di percepire gusti e odori inizia gradualmente a ridursi. Le mucose che rivestono il naso diventano più sottili e più secche e i nervi coinvolti nell’olfatto si deteriorano. Le persone anziane riescono, comunque, a sentire gli odori forti, ma hanno difficoltà con quelli tenui.

Con l’età scende anche il numero di papille gustative e quelle rimaste diventano meno sensibili. Questi cambiamenti tendono a ridurre la capacità di percepire dolce e salato più che la capacità di percepire acido e amaro; pertanto molti cibi iniziano a sembrare più amari.

Poiché olfatto e gusto si riducono con l’età, molti cibi sembrano insipidi. La bocca tende a essere secca più frequentemente, riducendo ulteriormente la capacità di percepire gusti e odori. Inoltre, molte persone anziane sono affette da una malattia neurologica, assumendo farmaci che contribuiscono alla secchezza delle fauci. A causa di questi cambiamenti, le persone anziane possono mangiare meno poiché la capacità di percepire gusti e odori si riduce con l’età, e quindi possono rischiare la denutrizione.

I pazienti anziani sono percentualmente i più colpiti da patologie neurologiche come Parkinson, Alzheimer e ictus; queste patologie neurologiche hanno come sintomo frequente l’incapacità di deglutire correttamente, impedendo il normale transito del cibo dalla bocca allo stomaco per alterato riflesso deglutitorio.

Disgeusia e anosmia abbinate alla difficoltà di deglutire, fanno sì che questi pazienti potrebbero non ottenere l’apporto nutritivo necessario, andando incontro a gravi stati di denutrizione. È pertanto necessario intervenire con il supporto di alimenti bilanciati o addizionati con proteine per compensare il mancato apporto nutritivo causato da questi disturbi.

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